Ho iniziato a gestire i miei appartamenti a Milano quasi quindici anni fa, e MyMaison è nato qualche anno dopo, oggi lo usano migliaia di persone, una cosa che ancora fatico un po’ a realizzare se ci penso.
Nel frattempo la vita mi ha portato in posti dove non avrei mai pensato di vivere, ho messo in piedi aziende che non avrei mai pensato di costruire, e i miei quattro marmocchi hanno ribaltato ogni definizione di normalità che avevo prima. Insomma, tante cose sono cambiate.
Perché iniziare a raccontare tutto questo proprio adesso? Me lo sono chiesto anch’io, onestamente. E la risposta più sincera che ho trovato è che mi sento pronto, non c’è dietro nessun piano freddo o calcolato, niente di strategico. È più che altro una specie di chiamata interna, dopo tutti questi anni: ho accumulato abbastanza esperienza, non solo professionale ma anche personale (perché insomma, la mia vita è abbastanza particolare) da avere qualcosa che forse può essere utile anche ad altri.
E non parlo solo delle soluzioni tecniche… Parlo delle difficoltà, dei dubbi, delle cose che abbiamo provato e che hanno funzionato alla grande, e anche di quelle in cui abbiamo semplicemente bruciato tempo e soldi, cosa che succede molto più spesso di quanto si racconti in giro, diciamo la verità.
Se anche una sola di queste storie riesce ad aiutare qualcuno a superare un problema, o a evitare un errore che ho già fatto io, o anche solo a vedere una situazione un po’ più chiaramente, per me questo spazio ha già raggiunto il suo scopo.
Perché ho costruito MyMaison
MyMaison nasce dall’incontro (anzi, dallo scontro, a volte) tra due parti abbastanza diverse della mia esperienza: quella di sviluppatore software e quella di gestore di affitti brevi.
C’è una cosa che mi capita sempre, praticamente ogni volta: quando incontro un problema, la mia mente da sviluppatore parte immediatamente a pensare a come costruire un sistema che mi tolga quel problema di torno per sempre, non a come risolverlo oggi e basta. A volte questa cosa è utilissima. Altre volte, diciamocelo, mi porta a passare settimane ad automatizzare qualcosa che avrei potuto sistemare a mano in dieci minuti. Anche questa, prima o poi, è una storia che vi racconterò.
Quando ho iniziato a gestire i nostri appartamenti a Milano, comunque, il problema non era affatto piccolo. Mi sono trovato davanti una quantità assurda di pratiche amministrative, adempimenti burocratici, dati da comunicare di qua e di là.
E capisco, eh, capisco razionalmente perché questi obblighi esistano. Quello che proprio non riesco a digerire è il modo in cui vengono gestiti. Perché in Italia abbiamo gente straordinariamente capace, e nonostante questo continuiamo a ritrovarci con portali pubblici che sembrano vecchi il giorno stesso in cui li rilasciano. Lenti, complicati, per niente intuitivi, che non si parlano tra loro. Gli stessi dati li devi inserire più e più volte, le istruzioni sono ridotte all’osso, e quando qualcosa si rompe capire dove sia il problema diventa un lavoro a sé stante. Un caos.
MyMaison nasce quasi dieci anni fa da un bisogno semplicissimo: non ne potevo più di mandare a mano i dati dei miei ospiti ad Alloggiati Web.
All’inizio volevo risolvere quel problema solo per me.
Poi però hanno iniziato a usarlo altre persone. Prima qualche decina, poi centinaia, e oggi migliaia, ognuno con una struttura diversa, un Comune diverso e, inevitabilmente, un problema leggermente diverso dagli altri.
E la cosa si è allargata parecchio. Quello che era nato per automatizzare un singolo adempimento oggi ha un obiettivo molto più grande: ELIMINARE la burocrazia degli affitti brevi.
Siamo ancora lontani dalla completa eliminazione, sia chiaro. Ci sono obblighi nazionali, regionali, provinciali, comunali, in alcuni posti le procedure cambiano da un giorno all’altro, in altri c’è un portale che teoricamente dovrebbe semplificarti la vita e che nella pratica ti aggiunge solo un altro passaggio. È un lavoro estremamente capillare e sinceramente a volte anche piuttosto esasperante.
Però una buona parte dei problemi che affliggevano noi, e chi usa MyMaison, oggi semplicemente non esiste più. E questa è la parte bella, quella che ha funzionato. Tutto quello che ancora richiede accessi manuali, file da caricare a mano, controlli ripetuti, è la parte su cui stiamo ancora lavorando.
Storia di oggi: 6 appartamenti in Puglia
Qualche giorno fa parlavo con un nostro utente in Puglia che ha sei proprietà.
E qui, anche se sono pugliese e amo la Puglia, devo dirlo: il portale regionale per le comunicazioni statistiche è tecnologicamente terribile. Lento come la morte, difficilissimo da capire.
Ancora nel 2026, eh, questo host si deve mettere lì e caricare un file generato da MyMaison, oppure inserire i dati degli ospiti a mano, uno per uno. E poi deve entrare in un altro portale ancora per comunicare la tassa di soggiorno.
Con sei appartamenti e centinaia di ospiti al mese non è un fastidio piccolo, sono registrazioni su registrazioni, accessi su accessi, controlli da ripetere in continuazione, tempo che sparisce nel nulla e che non migliora manco un po’ il soggiorno di un ospite o la qualità di un appartamento.
Stiamo lavorando insieme a lui per capire come si può togliergli di mezzo anche questo, magari presto scopriremo la soluzione ideale anche a questo.
Chi ha un solo appartamento, poi, vive lo stesso identico problema ma in modo diverso: non deve gestire centinaia di registrazioni, ma si ritrova comunque davanti a un sistema burocratico enorme solo per iniziare ad affittare una casa. E chi invece gestisce cinquanta o cento proprietà spesso si è già costruito, negli anni, delle automazioni bellissime ma anche molto faticose da tenere in piedi.
Le dimensioni cambiano, insomma, ma il problema di fondo resta praticamente lo stesso: una quantità enorme di tempo che viene risucchiata da attività che non producono nessun valore, ma che comunque non puoi ignorare.
Pochi ma buoni
MyMaison è una realtà piccola ma forte.
Non abbiamo centinaia di dipendenti, non abbiamo i budget delle grandi aziende tech. Vogliamo far crescere il team, certo, ma lentamente e con attenzione, per quanto possibile voglio che rimanga piccolo ed estremamente efficace.
Il problema, però, è che dobbiamo scalare una montagna.
Integrare MyMaison con tutti questi sistemi è un lavoro certosino. La documentazione spesso fa pena, o è incompleta. In tanti casi non esistono nemmeno ambienti di test. Ogni integrazione va costruita e poi mantenuta nel tempo, perché prima o poi qualcuno cambia il portale, la procedura, o un dettaglio che sembrava irrilevante, e improvvisamente qualcosa smette di funzionare.
Dietro una funzione che per l’utente vuol dire premere un pulsante, ci sono spesso settimane di analisi, di prove, di vicoli ciechi. A volte troviamo una soluzione bellissima. Altre volte passiamo giorni su un’idea per scoprire che non ci porta da nessuna parte. Fa parte del gioco, anche se è molto più piacevole raccontare solo la prima parte.
La nostra sfida, alla fine, è questa: restare piccoli e riuscire comunque a fare cose molto più grandi di noi. Conoscere direttamente i problemi delle persone, decidere in fretta, e costruire una tecnologia ambiziosa senza diventare una macchina enorme e impersonale.
Milan Maison, il nostro laboratorio
Con Milan Maison continuiamo a gestire direttamente i nostri appartamenti a Milano, e usiamo MyMaison tutti i santi giorni. Questo legame per me è fondamentale.
Senza MyMaison sarei letteralmente nei guai.
Quindi non devo immaginarmi i problemi dei nostri utenti, o farmeli raccontare in una call. Una parte di quei problemi li vivo io stesso, ogni giorno.
E qui c’è una cosa interessante, in questo momento le difficoltà più grosse con gli appartamenti non sono più tanto burocratiche, ho ancora qualche cosa da sistemare su quel fronte, non è tutto automatizzato al cento per cento, ma sono più gestionali e operative, parlo di riempimento, di concorrenza che a Milano cresce sempre di più, di recensioni, di manutenzione per tenere gli appartamenti sempre ad un buon livello.
Stiamo guardando i dati, rivedendo i prezzi, provando soluzioni diverse. Alcune funzioneranno, altre probabilmente no.
E vorrei raccontare questi esperimenti mentre li facciamo, non sei mesi dopo, quando ormai è facile prendere solo quello che ha funzionato e trasformarlo in un caso di successo tutto ordinato e pulito.
Questa è una cosa a cui tengo particolarmente. Se proviamo qualcosa e non serve a niente, voglio poter tornare qui e dirlo chiaramente: abbiamo sbagliato. Se spendiamo soldi e il risultato non arriva, voglio raccontare anche quello, non perché sia divertente, ma perché è spesso la parte più utile per chi sta affrontando lo stesso identico problema.
La vita e il lavoro
Le aziende vengono raccontate spesso come se esistessero in uno spazio tutto loro, separato dal resto. Nella mia esperienza non funziona così.
Ho quattro figli, diverse aziende da gestire contemporaneamente, e una vita che negli anni si è spostata molto lontano da dove era partita. Le decisioni che prendo dipendono anche da tutto questo: dal tempo che ho, da quanta attenzione riesco a dedicare a una cosa in un dato momento, e da tutto il resto che sta succedendo intorno nello stesso istante.
Una parte dei sistemi che costruisco viene dalla mia parte tecnica. Un’altra parte, più semplicemente, viene dal fatto che non posso occuparmi personalmente di tutto, e non voglio che ogni processo smetta di funzionare appena giro lo sguardo altrove.
Un’automazione che funziona mi restituisce ore da dare a un problema più importante, a un’altra azienda, o alla mia famiglia. Un’automazione sbagliata, invece, mi consuma le stesse ore e in più mi aggiunge un problema a quelli che avevo già.
Anche di questo voglio parlare. Non per raccontare la mia vita privata tanto per farlo, ma perché non voglio far finta che il modo in cui costruiamo, lavoriamo e decidiamo sia separato dalla vita vera. Perché non lo è. Almeno non per me.
Come non parlare anche di AI??
L’intelligenza artificiale sta cambiando tutto. Lo so, è una frase ormai talmente abusata che rischia di non voler dire più niente, ma per una realtà come la nostra è concretamente, tangibilmente vera.
Non sono un fanatico dell’AI, sia chiaro. Non penso che risolverà automaticamente tutti i problemi dell’umanità, anzi: sono abbastanza preoccupato per certi suoi possibili effetti sulla nostra società, sull’economia. Penso che ponga un rischio piuttosto serio, e non voglio nemmeno entrare troppo nel merito qui, ma diciamo che non chiudo gli occhi davanti a quella parte.
Detto questo, alcune applicazioni pratiche sono mind-blowing.
Come sviluppatore ho sempre ragionato in termini di automazione. Ma le automazioni tradizionali funzionano bene soprattutto quando puoi descrivere una situazione con regole precise, e nella realtà, invece, ci sono un sacco di processi dove serve un minimo di interpretazione, di ragionamento. Farli solo con il codice sarebbe troppo costoso, troppo fragile, troppo instabile.
L’AI sblocca esattamente quella parte lì. Può leggere una situazione, interpretare delle variabili, adattare la risposta in un modo che nessun algoritmo tradizionale potrebbe mai fare. E questo rende possibili cose che fino a poco tempo fa, per un team piccolo come il nostro, semplicemente non lo erano.
Anche questo articolo, in un certo senso, è un piccolo esempio di questo. I pensieri e le esperienze sono miei, li ho raccontati a voce esattamente come li racconterei a un amico. Poi ho usato l’AI per metterli in ordine, tagliare le ripetizioni peggiori, e trasformarli in qualcosa di leggibile che suoni come vorrei io. Non mi sembra molto diverso dal farmi aiutare da un editor, con la differenza che posso farlo alle sei del mattino, senza dover fissare una call con nessuno.
E non finisce qui: mi piacerebbe anche usarlo per prendere questo stesso articolo e trasformarlo in altri contenuti, piccoli post, magari automatizzare anche solo la pubblicazione sui vari canali. Insomma, ci sono mille di modi in cui l’AI può essere utile, per me almeno.
Stiamo facendo esperimenti simili anche nello sviluppo software, nell’analisi dei problemi dei nostri utenti, nei processi aziendali. Alcuni ci stanno restituendo un sacco di tempo. Altri erano bellissimi in demo e completamente inutili nel lavoro vero, dei flop totali. E a volte mi rendo conto che avrei fatto 100 volte più veloce a farlo da solo.
Nei prossimi mesi voglio raccontare entrambe le cose: dove l’AI sta realmente cambiando le carte in tavola, e dove invece stiamo semplicemente aggiungendo tecnologia sopra un problema che si poteva risolvere in modo molto più semplice.
Che cosa sarà Retroscena
Retroscena parte dagli affitti brevi. È il settore in cui lavoro da quasi quindici anni, quello in cui ho costruito MyMaison, quello che ogni giorno mi fa parlare con persone che gestiscono uno, dieci o cento appartamenti.
Una storia potrà partire da Alloggiati Web e finire a parlare di come costruiamo un prodotto. Un’altra potrà partire da un appartamento che non si riempie e portarci dritti a parlare di prezzi, di recensioni, di intelligenza artificiale. Altre volte parlerò di un problema nato in un’altra delle mie aziende, o semplicemente nella vita di tutti i giorni, se penso che possa essere utile anche a chi lavora in questo mondo.
Le storie saranno mie, oppure arriveranno dalle migliaia di persone che usano MyMaison. Ci saranno successi, fallimenti, cose ancora a metà, e decisioni che oggi rifarei in modo completamente diverso.
Ogni storia ha valore, ti insegna qualcosa e ti apre la mente. Ti racconto quello che succede dietro le quinte… il retroscena.


